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Home Lettere del Dott. Carlo Carapezzi E' possibile "incastrare" Dio?
E' possibile "incastrare" Dio? Stampa E-mail
Mercoledì 18 Luglio 2007 18:42

E’ possibile “incastrare”Dio? La domanda appare assurda ed anche irriverente. Dio è onnipotente, è il Signore del cielo e della terra, noi uomini siamo delle assolute nullità al suo confronto. Ma a noi uomini, nei suoi confronti, è proprio negata qualsiasi possibilità di interferire con le sue scelte, o almeno di intercedere con Lui?

 

Riprendo un aneddoto che ho già raccontato: quando dovevo sostenere un esame universitario, mia nonna si dichiarava assolutamente sicura del buon esito perché, oltre ad avermi visto studiare con grande impegno, avrebbe provveduto ad accendere una candela per me alla prima messa del mattino. Quello che non ho mai confessato prima d’ora è che, in fondo in fondo, dentro di me, si insinuava la convinzione che avesse ragione (in effetti fu sempre così). Mi chiedevo allora da cosa derivasse qella sensazione conseguente ad un gesto che giudicavo “superstizioso”. Essa derivava dal fatto che pensavo cheDio non se la sarebbe sentita di deludere quella vecchietta; in fin dei conti non chiedeva un miracolo, si trattava di una cosa semplice, che probabilmente sarebbe andata bene comunque, per la quale mi pareva che, perDio, non valesse la pena di andare a “cercarsi grane”con la mia nonnina: come avrebbe fatto a spiegarle il fallimento delle sue candele? In fin dei conti, in quelle candele, vi era il riconoscimento della sua esistenza, il riconoscimento della sua onnipotenza, il riconoscimento della sua disponibilità ad occuparsi anche dei piccoli della terra, quindi della sua paternità. In sostanza pensavo che quella vecchietta fosse riuscita ad “incastrare” Dio.
L’aneddoto suggerisce che il mezzo per interloquire con Dio è costituito dalla fede; ma non basta, ci vuole una fede assoluta, incondizionata, irrazionale, oserei dire acefala. Forse, meglio, ci vuole una fede da bimbi.
Per analogia mi ricordo l’atteggiamento che le mie figlie avevano verso di me, quando erano piccole: il loro papà era grande, era forte, sapeva tutto, poteva proteggerle da tutto e riponevano in lui una fiducia totale. Prima di andare a letto, la sera, ero solito passare nelle loro stanze, accarezzare dolcemente i loro capelli e fermarmi a guardarle: erano l’espressione della dolcezza, della fragilità, del sereno abbandono nelle mani di chi le avrebbe protette. Il pensiero che erano affidate a me mi infondeva nell’animo una ineffabile tenerezza, che, a volte, giungeva ad inumidire i miei occhi e, nello stesso tempo mi faceva percepire tutta la mia inadeguatezza, tutta la mia incapacità a corrispondere alla fiducia che riponevano in me; che possibilità avevo di preservarle da malattie, da disgrazie…. ? Nessuna, assolutamente nessuna. Allora mi inginocchiavo accanto al loro letto e pregavo Dio che le proteggesse Lui, con una intensità che non ho mai posto in alcuna altra preghiera.
Sì, credo che l’esempio dell’abbandono di un bimbo nelle mani di Dio padre sia il più calzante. In conclusione qundi, non è del tutto impossibile “incastrare” Dio, purchè si abbia la fede dei bimbi (o delle vecchiette che, a volte, è la stessa cosa).

 

Carlo

 


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