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Home Lettere del Dott. Carlo Carapezzi La crisi del matrimonio nella società di oggi
La crisi del matrimonio nella società di oggi Stampa E-mail
Martedì 17 Luglio 2007 18:40

Attualmente, nel mondo occidentale, il matrimonio appare in crisi: da un lato sono sempre più frequenti i divorzi, le separazioni, i fallimenti; dall’altro va progressivamente riducendosi il numero delle coppie che decidono di sposarsi a favore di scelte meno impegnative come le convivenze, le unioni di fatto (salvo poi pretendere riconoscimenti giuridici o addirittura equiparazioni al matrimonio di tali unioni). I matrimoni religiosi sono in calo ed anch’essi appaiono ampiamente contagiati dal virus del fallimento.

Sorgono quindi spontanee due domande:
Quali sono le cause di questo fenomeno?
E’ veramente inarrestabile la diffusione di questo virus che corrode le unioni di coppia?
La risposta alla prima domanda risiede nei profondi cambiamenti culturali che si sono verificati nelle ultime decadi, riguardanti sia l’atteggiamento verso l’istituto matrimoniale, sia la concezione dell’amore di coppia, che è alla base del matrimonio stesso. L’amore è identificato con quel mixing di attrazione fisica e di affetto, che viene abitualmente definito “passione”, che rappresenta la ragione del “mettersi insieme”. Se questa passione, per qualche ragione, cessa o si affievolisce, non vi è più motivo di stare insieme, in quanto è venuto a mancare l’unico “cemento” della coppia. In questa prospettiva, secondo la quale lo stare insieme è semplicemente la libera e spontanea adesione ad un proprio sentire, il matrimonio ha uno scarso significato e, a volte, rischia di essere percepito come un inutile sovrastruttura sociale che potrebbe addirittura essere in contrasto con la spontaneità della passione. La stessa concezione che i rapporti affettivi sono basati sulla libera e spontanea adesione a ciò che si sente, fa percepire come ampiamente comprensibili e “normali” anche esperienze extraconiugali togliendo alla fedeltà coniugale e all’esclusività del rapporto il ruolo di importante valore nel rapporto di coppia; come facilmente si può intuire, questa concezione contribuisce non poco a minare la stabilità di tali rapporti. Altre volte l’amore è identificato essenzialmente in un atto fisico, un gesto tecnico che deve essere imparato, che deve riuscire ad ogni costo, per il quale l’unica raccomandazione “civile” è che debba essere senza rischi per la salute. E’ addirittura chiamato amore anche quello che viene comprato nelle strade e sui marciapiedi e che vede migliaia di uomini italiani corresponsabili dello sfruttamento e della schiavizzazione di migliaia di giovani donne (si può immaginare con quali effetti positivi sulla loro eventuale situazione matrimoniale!).
La risposta alla seconda domanda può essere “no”, ma l’antidoto a tale stato di cose, non può che essere rappresentato da una “rivoluzione culturale”. Il rapporto di coppia non può fondarsi esclusivamente sulla passione, anche se l’attrazione fisica e il sentimento ne rappresentano comunque il punto di partenza. Esso deve coinvolgere la persona umana nella sua totalità, inclusiva delle capacità intellettive che consentono da un lato di decidere consapevolmente di dilatare la passione ad un vero progetto di vita assieme alla persona amata, dall’altro di operare, in virtù della propria intelligenza e della propria volontà in modo da realizzare tale progetto così bene espresso dalle parole del rito del matrimonio dove i due sposi si promettono perenne fedeltà nella buona e nella cattiva sorte. Proprio questo è il desiderio profondo di ogni persona che si accosta all’amore.
Per realizzare ciò bisogna comprendere che amare, per l’uomo, non è la possibilità di cogliere ciò chepiace, ma la capacità di donare sé stessi a chi si ama. Non si trtta di una cosa facile, ma sia prima che dopo il matrimonio bisogna adoperarsi quotidianamente per trasformare il desiderio di “prendere”, nella volontà di “dare”( e parallelamente di accogliere ciò che l’altro decide di offrirti). Chi sarà stato capace di donare la propria vita nell’amore, si accorgerà che, così facendo, non l’ha perduta, ma l’ha trovata e, con essa, la felicità.

 Carlo


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