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| Il regalo più prezioso - il proprio tempo |
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| Sabato 14 Luglio 2007 18:26 |
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C’è una cosa che sta diventando sempre più rara e quindi, secondo le imprescindibili leggi del mercato, sempre più preziosa: si tratta del tempo. Ormai non abbiamo più tempo, nessuno ha più tempo, le nostre giornate sono blindate, fitte di impegni, appuntamenti, cose da fare; fra queste vanno incluse anche quelle che dovrebbero essere le attività del tempo libero: palestra, piscina, tennis … Anch’esse, in realtà, sono fatte di appuntamenti prefissati, orari da rispettare, affannose corse per non mancare per cui, alla fine, non fanno che contribuire a rendere le nostre giornate frenetiche. Molto più che in passato è facile, al giorno d’oggi, fare regali di vario tipo e pregio, ma c’è un regalo che non siamo più capaci di fare (in buona parte per la ragione suesposta): quello del nostro tempo. Eppure sono certo che, spesso, sarebbe il regalo più gradito: chi lo riceve riconoscerebbe quanto è prezioso, perché, attraverso il nostro tempo, non doniamo delle cose, ma un po’ di noi stessi e se ne ricorderebbe.Così mi viene spontaneo rivolgere alcuni pensieri sul tempo ai volontari della nostra Associazione. Osservando l’Amo, quanto balza immediatamente agli occhi, è l’enorme quantità di tempo che i nostri volontari sanno donare. Al di là di tutte le importanti cose concrete che realizzano, credo che questa capacità di donare il proprio tempo sia, per l’Amo, la cosa più bella, la più gradita. Penso a che numeri arriveremmo se volessimo contare le ore donate dai nostri volontari, penso a che cifre arriveremmo se provassimo a monetizzare tali ore. Ma quello che ha un infinito valore, che non è assolutamente misurabile con i nostri parametri, è l’enorme quantità di umanità che c’è dietro questo tempo dedicato. A questo proposito dovremmo ricordare che la società civile dovrebbe e (ipoteticamente) potrebbe anche erogare, a chi ne ha bisogno, tutte le prestazioni necessarie; ciò tuttavia non sarebbe capace di dare la cosa più importante: la voglia di vivere. Essa può derivare soltanto dalla partecipazione affettiva delle persone che ti stanno attorno e qui si inserisce anche l’opera del volontario. Concluderei questa prima considerazione affermando che la capacità di donare il proprio tempo è uno dei marcatori più specifici del DNA dell’Amo. Seconda considerazione, oggi la vita è prevalentemente improntata da una concezione materialistica e edonistica. L’obbiettivo principale è la soddisfazione dei propri desideri, delle proprie aspirazioni. Si lotta quindi per il denaro, per la carriera, per poter avere più cose, per poter divertirsi, per apparire, per avere successo. Spesso questo ci conduce a ritmi forsennati, a “sgomitare” per farsi strada, a lottare, a lasciare da parte chi può rallentare la nostra corsa (vecchi, malati). In questa “gara” si ottengono anche successi (magari a danno di altri); questi successi danno comprensibilmente soddisfazioni (a volte si è lottato tanto per ottenerli). Dopo poco però ci si accorge che questa soddisfazione non ha il sapore della “felicità”, è fatta di un’altra materia e non ci appaga compiutamente. Il sapore della felicità invece l’hanno gustato i volontari dell’Amo. Lo si percepisce guardandoli negli occhi, sentendo i loro discorsi, osservando il loro comportamento e ora che l’hanno provato non lo dimenticheranno mai più, non riusciranno più a farne a meno (è una specie di mal d’Africa), sentono, nel loro intimo, di aver colto il significato profondo della vita. (Aggiungo che questa specie di mal d’Africa è fortemente contagioso e quindi “l’infezione” tende a diffondersi). Utilizzando il lessico cristiano potremmo dire che hanno intuito qualcosa del “mistero della Croce”, hanno scoperto cioè che è attraverso il sacrificio di se stessi (e non attraverso la affermazione di sé) che l’uomo si realizza veramente. Si tratta di una rivoluzione culturale (dalla cultura dell’avere a quella dell’essere, dalla cultura del possesso a quella della donazione, dalla cultura della lotta a quella della solidarietà, dalla cultura dell’edonismo individualista a quella dell’”amore”) che può avere enormi ripercussioni non solo sul piano personale, ma anche sul piano sociale: è davvero la strada maestra per migliorare la società. Terza considerazione, non so se vi sarà un momento, per i nostri volontari, nel quale, come sta accadendo a me, emergeranno in maniera pregnante domande sul senso della vita, sul senso della morte, sull’eventuale futuro dell’uomo dopo la morte. Se per qualcuno dovesse venire questo momento, vorrei dirgli di non avere paura perché, agli occhi di Dio, i gesti di bontà, i gesti di “carità” hanno un valore infinito. Posso esprimere lo stesso concetto in un altro modo: nessuno di noi può affermare con certezza se il “Paradiso” esiste o no; se però esiste (come io credo), penso che una persona come la Velia si trovi già là. Vi stringo tutti, cari Amici, in un grande, fraterno abbraccio. Carlo Articoli più recenti:
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