Un piccolo archivio delle lettere scritte dal dott. Carapezzi. Signor Dottore Reggiano, Carlo Carapezzi si è laureato all’Università di Parma con 110 e lode; nella stessa Università ha preso le specialità di Medicina Interna, Endocrinologia, Geriatria, Pneumologia. Sempre a Parma è professore a contratto – attività ripresa da alcuni anni – alla scuola di specializzazione in Medicina Interna. Dopo la laurea, la cattedra di Geriatria all’Università di Parma, poi l’attività medica all’ospedale di Montecchio Emilia. Nel 1987 una breve parentesi a Ferrara dove ha ricoperto il ruolo di primario di Geriatria. Nel settembre dello stesso anno, l’approdo a Carppi; negli ultimi sette anni è stato direttore del dipartimento di Medicina interna dell’Azienda sanitaria provinciale. Circa 200 le pubblicazioni scientifiche sulle varie specialità. Che ami il suo mestiere è fuori discussione, ma anche l’insegnamento è sempre piaciuto a Carapezzi. “Tra le mie lezioni all’Università, quella di etica ha sempre avuto un ruolo essenziale. Un buon medico non può non conoscere l’etica medica”. Lui l’ha sempre applicata al suo reparto che oggi conta una settantina di letti (52 in Medicina e, variabili dai 15 ai 20, in Lungodegenza) a cui vanno aggiunti i pazienti che afferiscono ai servizi di Diabetologia e di Endoscopia. Carlo Carapezzi è un padre fondatore di Amo, l’Associazione Malati Oncologici. “E’ una delle realtà più belle che sono riuscito a fare. L’idea – ricorda – è nata circa 12 anni fa insieme a Fabrizio Artioli che l’ha portata avanti splendidamente. Subito dopo, assieme a noi, si è aggiunta la caposala di allora, Isa Bertolini. Volevamo un’Oncologia a tutto tondo, non una specialità isolata. Volevamo farci carico del paziente dall’inizio e avere una visione globale dal punto di visto clinico considerando tutti gli aspetti. Ovviamente quello medico, ma senza dimenticare mai quello psicologico, sociale, umano. Allora, ma spesso anche oggi, le Oncologie sono reparti aridi, a Carpi è il contrario e l’Amo ha contribuito in maniera profonda a renderla tale”. Per ringraziarlo dell’impegno profuso, l’Amo ha deciso, in suo onore, di piantare un albero nello spazio verde del Ramazzini. Non poteva che essere una quercia. |
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Lettere del Dott. Carlo Carapezzi



