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Lo chiamavo scherzosamente “comandante”. L’aspetto fisico e il carattere mi facevano ritenere appropriato quel soprannome. Era un uomo tutto di un pezzo.
 Mi piaceva starlo ad ascoltare quando raccontava dei suoi viaggi, in posti lontani e spesso sconosciuti e, mentre parlava, me lo immaginavo curioso e affascinato a scoprire le cose del mondo. Perché una cosa è certa, Giancarlo amava il mondo, amava le cose che ci sono nel mondo, e sapeva stupirsi di ciò che l’uomo è stato capace di costruire nei secoli, nella storia. Aveva pudore dei propri sentimenti e dei propri affetti e voleva proteggere i suoi cari, proteggerli dal dolore, e ancora di più dalla nostalgia della perdita, che più del dolore, non ti lascia mai. E’ strano, fra tante persone che ho conosciuto, Giancarlo lo sento presente, mi sembra ancora di vederlo girare in Archivio a sistemare con cura le cartelle. Delle volte mi chiedo come mai questa presenza tranquilla, questa assenza non inquietante; credo di avere trovato una risposta: Giancarlo avrebbe voluto che ciascuno di noi al proprio posto e nel proprio lavoro continuasse a fare le cose di sempre, senza perdersi in tante balle, dedicando ai malati tutto il tempo di cui hanno bisogno. E allora proseguiamo, come possiamo, pensando a te, uomo della terra, delle cose, degli affetti discreti. Sono sicuro che anche in cielo, mentre ci aspetti, non starai con le mani n mano, e ti farai ben volere da tutti, così come è stato in terra fra noi che ti abbiamo amato. |