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Una donna Stampa E-mail
Scritto da Annalisa Bonaretti   
Lunedì 21 Maggio 2007 17:52

“Professione malata”, così rispondevi a chi ti domandava quale fosse la tua occupazione. La bocca allungata in un sorriso tradita dallo sguardo sempre vivace che però ogni tanto si smarriva davanti a un dolore così grande e costante.

Velia Tosi

 Devi esserti stufata di questo lavoro così impegnativo, la “professione malata” non permette ferie, weekend, qualche ora di libertà. Così devi aver pensato che era arrivato il momento di licenziarti e di volare via, come una farfalla o come un seme che germina chissà dove, chissà quando.
Amavi le piante, gli animali, naturalmente le persone e loro ti contraccambiavano.
Al tuo funerale il “tuo” dottore, Artioli come lo chiamavi tu, arrotondando la erre, ha detto: “So che ti arrabbierai, ma io sono sicuro che ci ritroveremo”. Penso proprio che abbia ragione, comunque non ci si allontana mai quando si resta nel cuore di qualcuno.
Ciao Velia, socia anziano dell’Amo che senza di te perde un pezzo importante, ma lasci la tua volontà e la tua ironia, il tuo buon senso e la tua concretezza. E due figlie ricche come te, Lorena e Manuela, e una sorella matta come te, Luciana, e soprattutto un esempio che ci farà sentire sempre che ci sei. Ancora.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 18 Marzo 2009 18:00
 

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