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Scritto da Annalisa Bonaretti   
Giovedì 12 Novembre 2009 15:49

Ottobre rosaTumore al seno: tre donne su quattro guariscono grazie alla diagnosi precoce e ai percorsi multidisciplinari.
Per favorire la cultura della prevenzione, l’Ottobre Rosa ha lanciato "Ricordati di te".

Ottobre si tinge di rosa e quel piccolo foulard rosa con un nodo lo testimonia: non dimenticare di ricordarti di te. Nelle piccole cose, non solo nelle grandi: mangia bene, non fumare, non bere, non fumare, concediti qualcosa di carino, regalati un po’ di tempo, la ricetta del vivere in salute è racchiusa in piccole scelte e piccoli gesti che, però, fanno la differenza.
Ottobre è il mese dedicato alla sensibilizzazione e alla prevenzione del tumore al seno, ma offre un’opportunità per parlare in senso lato di prevenzione. Ad esempio, oltre alla mammografia che ha raggiunto buoni risultati ma siamo ancora lontani (manca il 30%) a raggiungere il 100%, dovrebbe aumentare lo screening sul tumore al collo dell’utero con il Pap test e anche quello per il tumore al colon che si può diagnosticare precocemente con un semplice esame, il sangue occulto nelle feci. Bastano due minuti per salvare una vita, ma spesso non riflettiamo abbastanza su questo aspetto e andiamo oltre. Sbagliando, perché, dati scientifici alla mano, là dove c’è lo screening e funziona, la percentuale di guarigione è decisamente più alta.
“Abbiamo visto persone che stavano benissimo, assolutamente asintomatiche che hanno scoperto di avere un tumore grazie al sangue occulto nelle feci – sottolinea Fabrizio Artioli, direttore dell’Unità operativa di Medina oncologica di Carpi e Mirandola -; per quanto riguarda lo screening del tumore alla mammella – prosegue – la regione Emilia Romagna, a ragione, ha allargato il range che diventa dai 45 ai 75 anni. Carpi è l’unica sede dell’Azienda Usl ad avere attivato il percorso di Breast unit che significa diagnosi, stadiazione, intervento chirurgico, terapie, compresa quella psicologica, controlli e questo dà indubbi risultati, non è un caso se la provincia di Modena è la seconda, dopo quella di Forlì, per percentuale di guarigione. Oggi, per curare il cancro, occorre un sistema multidisciplinare che noi siamo in grado di adottare. Possiamo dire con ragionevolezza – sottolinea Artioli – che oggi tre donne su quattro guariscono dal cancro alla mammella. Altro dato importante: il tumore alla mammella, da noi, non aumenta, in America sta addirittura diminuendo e questo grazie a un mutamento degli stili di vita. Perché, va ricordato, anche il fumo incide in questa patologia, non solo nel cancro al polmone”.
Artioli è moderatamente ottimista: “Non aspettatevi la pallottola magica per vincere il cancro – osserva - , ma ogni anno registriamo circa un 1% di guarigioni in più, però abbiamo davanti ancora molto tempo prima di sconfiggere la malattia. Voglio ribadire l’importanza della diagnosi precoce: in 15 anni troviamo tumori il cui diametro medio si è dimezzato e questo grazie allo screening. Dopo Forlì, Modena è la provincia italiana ad avere il più alto tasso di guarigione dal cancro perché abbiamo due Breast unit, una al Policlinico e quella dell’Azienda Usl  proprio a Carpi”.
Artioli crede fortemente all’importanza della prevenzione e la conferma arriva con un convegno che si terrà a Mirandola il prossimo 28 novembre che ha per tema proprio la prevenzione. Si discuterà sull’incidenza dell’alimentazione, sui fattori ambientali, sullo stress sia riferito all’insorgenza dei tumori che alla guaribilità, ma si parlerà anche di esami perché, sottolinea il primario, “ci sono quelli che servono e quelli inutili che, oltre a essere una grossa spesa per la comunità, sono soprattutto una enorme fonte di stress per il paziente. Stress che si potrebbe evitare. Per la cura del tumore – continua Artioli – un ruolo molto importante lo giocano proprio le donne guarite che sono le migliori testimonial della vittoria sul cancro. Anche i gruppi di auto-aiuto sono preziosi per tendere alla guarigione, quanto meno per vivere il periodo della cura con una maggiore serenità”.
Come spiega giustamente Silvana Borsari, responsabile dei Consultori familiari della provincia di Modena, “attorno agli anni Settanta le donne hanno iniziato a parlare di prevenzione, molto prima degli uomini dunque, ma rimane sempre un 30 per cento di donne che non aderisce allo screening per il tumore alla mammella e un 40% per quello al collo dell’utero. Queste non risposte – afferma Borsari – sono legate alla paura. Generalmente sono donne sole, con scarsa capacità di autotutelarsi, anche per questo, tra donne, è importante il passa-parola. La nostra salute – commenta Borsari – è legata a stili di vita: movimento, sana alimentazione, ridurre i grassi insaturi, eliminare il fumo, concederci qualcosa anche, perché no, fa bene alla nostra salute. Se guardiamo al futuro c’è di che preoccuparsi: aumenta l’obesità e il sovrappeso nei bimbi e negli adolescenti, ma dobbiamo stare attenti anche al contrario, da noi il burka delle donne è la taglia 42”.
Borsari, come Artioli, ricorda alle donne di non dimenticare quell’esame semplice che non costa nulla che è l’autopalpazione, almeno una volta ogni tre mesi, meglio ogni mese perché non c’è nessuno come la donna a conoscere bene il suo seno. “Ci sono anche i falsi negativi – ammette Silvana Borsari -; se una donna si ritrova un sintomo e ha fatto una mammogafia sei mesi prima, non lo sottovaluti, ma si faccia vedere dal medico, ci sono anche tumori che si sviluppano molto rapidamente e ce ne sono altri che la mammografia non vede. Affidiamoci dunque al nostro sentire, se si ha attenzione al proprio corpo lo si conosce bene”.

 

Ottobre rosaLa testimonial

Enrica Gasparini è campionessa mondiale di pattinaggio a rotelle, specialità copia danza, “uno sport minore”, come lo definisce lei, ma che l’ha fatta “crescere molto2. E’ stata scelta come testimonial dell’Ottobre Rosa, si dice entusiasta di poter offrire la sua immagine per un’iniziativa così importante e racconta, con un pizzico di indignazione, quello che vede nel suo ruolo di maestra elementare. “bambini che a merenda mangiano solo merendine e gnocco fritto, così io, per cercare di cambiare questi e loro pessime abitudini, organizzo la giornata della frutta o cose del genere. Anche questa, credo, è prevenzione”. Domestica certo, ma validissima.

Liste d’attesa

Va bene parlare di prevenzione, ma che dire davanti alle lunghissime liste d’attesa per effettuare una mammografia? Giuseppe Caroli, direttore generale dell’Azienda Usl, afferma che il probema sono le troppe richieste. “Non va dimenticato – osserva – che chi si sottopone a mammografia prende radiazioni che non fanno bene. Se non ci sono problemi particolari, è raccomandabile una mammografia ogni due anni. Occorre ricordare – insiste Caroli – che mammografia ed ecografia sono complementari, una non sostituisce l’altra e che la mammogarfia identifica il tumore nell’85% dei casi. Per questo l’autopalpazione mensile è raccomandabile. Chi ha subito un intervento al seno non rientra nello screening ed esce dalle liste d’attesa; il follow up è un percorso a sé”. Come dire: se sei o sei stata malata, hai una corsia preferenziale. Ci mancherebbe anche che non fosse così.


I dati

Con circa 40 mila casi all’anno, 152 ogni 100 mila, il tumore al seno, in Italia, colpisce una donna su dieci ed è, tra le patologie oncologiche, la più diffusa tra le donne.
In provincia di Modena, secondo il registro tumori, nel 2006 i nuovi casi sono stati 528, con un indice complessivo di sopravvivenza dell’88%. Una percentuale lusinghiera che conferma l’importanza della diagnosi precoce, anche se è opportuno ricordare che per essere considerate guarite bisogna aspettare cinque, meglio dieci anni, dall’insorgenza della malattia.

Ricordare insieme

Condividere i ricordi previene infarto, demenze, depressione, ma se ne giovano anche i malati oncologici. Lo dice una ricerca della Exeter University, nel Devon, in Inghilterra, che riabilita il ricordo come strumento di cura, specie se condiviso. Niente di nuovo per Maria Grazia Russomanno, responsabile della Psico- Oncologia, lei, questo, lo ha sempre saputo e praticato.
Ricordare il passato fa bene; questo studio, fatto in collaborazione con l’università del Queensland, in Australia, ha seguito per cinque anni 650 pazienti cardiopatici riscontrando che quelli inseriti in una terapia di gruppo miglioravano molto più velocemente di quelli curati singolarmente..
“Condividere un’esperienza aiuta molto più di un farmaco. Anzi, possiamo dire che non esiste una medicina efficace quanto lo stare in compagnia”, ha spiegato Alex Ahaslam, ricercatore e docente di psicologia sociale e coautore dello studio. Si è potuto constatare un deciso miglioramento dello stato di salute e delle difese immunitarie, queste sì importantissime per combattere i tumori. Studi analoghi si stanno facendo anche sul versante delle malattie oncologiche e stanno arrivano dati incoraggianti. Parliamo dunque, raccontiamoci insieme. “La condivisione di un ricordo ha un potere terapeutico enorme – osserva Antonio LoIacono, presidente della Società italiana di psicologia -. La memoria emotiva rappresenta la nostra identità e ci rende, a seconda dei casi, più o meno forti. Condividere il passato è importante perché serve a riappropriarsi di una parte di sé”.
C’è qualcuno che ha ancora il coraggio di dire che chiacchierare tra amiche/amici è una perdita di tempo?


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